Quando si pensa alla Toscana, vengono subito in mente il vino, l’olio d’oliva, l’arte e l’architettura senza tempo. Il caffè, invece, difficilmente viene associato a questa regione. Eppure, pur non essendo coltivato sul territorio toscano, il caffè ha trovato qui una delle sue espressioni più autentiche e raffinate.
La Toscana non produce chicchi di caffè, ma da decenni li trasforma. È proprio grazie a torrefazioni storiche e rinomate che il caffè importato da Africa, America Latina e Asia diventa una vera eccellenza del Made in Tuscany, frutto di savoir-faire artigianale, ricerca della qualità e attenzione alla sostenibilità.
Le torrefazioni storiche della Toscana
Tra i nomi più rappresentativi spicca Caffè Corsini, nato ad Arezzo nel 1950. Con una forte vocazione internazionale, Corsini ha saputo unire tradizione e innovazione, selezionando le migliori origini e promuovendo pratiche sostenibili lungo tutta la filiera.
A Lucca troviamo Caffè Vettori, una realtà storica che da generazioni lavora il caffè con metodi artigianali, rispettando i tempi della tostatura e valorizzando le caratteristiche di ogni miscela. Un caffè che racconta il territorio attraverso il gusto.
Firenze è invece la casa di Mokaflor, fondata nel 1950 e diventata un punto di riferimento non solo per la qualità delle sue miscele, ma anche per la formazione e la cultura del caffè. Mokaflor rappresenta l’anima fiorentina del caffè: rigorosa, elegante e profondamente legata alla tradizione.
Un rito quotidiano, una cultura condivisa
In Toscana, come nel resto d’Italia, il caffè è molto più di una bevanda. È un rito quotidiano, un momento di pausa, di incontro e di conversazione. Al banco di un bar, in pochi secondi, si consuma un gesto che racchiude storia, tecnica e passione.
Le torrefazioni toscane hanno saputo preservare questo valore culturale, trasformando il caffè in un prodotto identitario, capace di raccontare una storia fatta di mani esperte, lentezza consapevole e profondo rispetto per la materia prima.
Una curiosità storica: il legame con il Brasile
C’è un dettaglio storico che rende il rapporto tra Italia e caffè ancora più affascinante. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, circa 1,5 milioni di italiani emigrarono in Brasile per lavorare nelle grandi piantagioni di caffè, che necessitavano di manodopera abbondante dopo l’abolizione della schiavitù. Gli emigrati hanno contribuito significativamente allo sviluppo agricolo del paese e alla sua economia e hanno lasciato un’eredità duratura, con oltre 30 milioni di italo-discendenti oggi in Brasile, una delle più grandi comunità italiane all’estero.
In questo curioso gioco della storia, gli italiani contribuirono alla coltivazione del caffè oltreoceano, mentre in patria ne perfezionavano la tostatura e la cultura del consumo. Un legame invisibile ma profondo, che unisce le colline toscane alle piantagioni brasiliane e che ancora oggi vive in ogni tazzina di caffè gustata in Italia.
L’esperienza del caffè alla Antica Torre Tornabuoni
Per gli ospiti dell’Antica Torre Tornabuoni, gustare un caffè è più di una semplice pausa: è un momento di contemplazione e piacere. Immaginate di sorseggiare un caffè made in Italy, preparato alla perfezione, mentre ammirate Firenze ai vostri piedi — le cupole, le torri e i tetti che prendono vita sotto la luce del mattino. Ogni sorso diventa un’esperienza sensoriale unica, unendo aroma, gusto e la vista più bella della città. Un rituale quotidiano trasformato in momento indimenticabile, tra eleganza, storia e comfort senza pari.
