Dal 14 marzo al 23 agosto 2026, Fondazione Palazzo Strozzi presenta una delle più importanti mostre mai dedicate a Mark Rothko, indiscusso maestro dell’arte moderna americana. Intitolata “Rothko a Firenze”, la rassegna esplora il profondo legame tra l’artista e la città, mettendo in dialogo la sua pittura con la grande tradizione del Rinascimento.
Curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, l’esposizione è stata concepita appositamente per Firenze. L’architettura rinascimentale di Palazzo Strozzi diventa lo scenario ideale per comprendere uno degli aspetti più affascinanti della ricerca di Rothko: la tensione tra misura classica e libertà espressiva, capace di trasformare il colore in un vero e proprio spazio emotivo che supera la bidimensionalità della tela.
La mostra riunisce oltre 70 opere, molte delle quali mai esposte prima in Italia, provenienti da prestigiose collezioni private e dai principali musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art di New York, il Metropolitan Museum of Art, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art. Tra i capolavori esposti figurano grandi tele come No.3 / No.13 (1949), proveniente dal MoMA, e Untitled (1952–1953) del Guggenheim Museum di Bilbao.
Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi segue un ordine cronologico, permettendo di ripercorrere l’intera carriera dell’artista. Le prime sale sono dedicate agli anni Trenta e Quaranta, quando Rothko sperimentava ancora una pittura figurativa influenzata dall’Espressionismo e dal Surrealismo. Con il passare degli anni, la sua ricerca si orienta progressivamente verso l’astrazione, fino alle celebri tele degli anni Cinquanta e Sessanta: grandi superfici cromatiche sovrapposte, sospese nello spazio, capaci di coinvolgere profondamente lo spettatore in un’esperienza quasi meditativa.
Firenze e l’ispirazione del Rinascimento
Il progetto espositivo non si limita alle sale di Palazzo Strozzi, ma si estende alla città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari a Rothko. L’artista visitò infatti la città per la prima volta nel 1950, durante un viaggio in Italia con la moglie Mell, rimanendo profondamente colpito dall’arte rinascimentale.
Una delle tappe più significative è il Museo di San Marco, dove alcune opere di Rothko sono messe in dialogo diretto con gli affreschi di Beato Angelico nelle celebri celle del convento. Questo accostamento rivela sorprendenti affinità: la spiritualità silenziosa delle pitture del frate domenicano trova un’eco inattesa nelle superfici cromatiche di Rothko, dove il colore diventa veicolo di contemplazione.
Un secondo nucleo di opere è esposto nel suggestivo vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, capolavoro architettonico progettato da Michelangelo. In questo spazio straordinario, la pittura di Rothko dialoga con le linee e le proporzioni dell’architettura rinascimentale, offrendo ai visitatori un’esperienza visiva unica.
La vita e la ricerca di Mark Rothko
Nato nel 1903 a Dvinsk, nell’allora Impero Russo (oggi Daugavpils, in Lettonia), Mark Rothko — all’anagrafe Marcus Rothkowitz — emigrò negli Stati Uniti all’età di dieci anni insieme alla madre e alla sorella per raggiungere il padre e i fratelli a Portland, in Oregon.
Dopo aver frequentato la Yale University tra il 1921 e il 1923, si trasferì a New York, dove iniziò a dedicarsi alla pittura. Negli anni Trenta insegnò al Brooklyn Jewish Center e fondò il gruppo artistico The Ten, impegnato a promuovere un’arte moderna indipendente dalle correnti accademiche.
Le sue prime opere mostrano un forte interesse per la mitologia greca, l’arte primitiva e la psicoanalisi, spesso influenzate dal Surrealismo e dalla tecnica del disegno automatico. Tuttavia, verso la fine degli anni Quaranta, Rothko compì una svolta decisiva: abbandonò la figurazione per sviluppare il linguaggio pittorico che lo avrebbe reso celebre.
Le sue tele monumentali, caratterizzate da ampie campiture di colore fluttuanti, non rappresentano oggetti o figure, ma cercano di evocare emozioni universali come la solitudine, il silenzio, la trascendenza. Per Rothko, la pittura non era semplice decorazione, ma un’esperienza quasi spirituale.
Tra i momenti più significativi della sua carriera si ricordano la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1958 e la commissione per il ristorante Four Seasons del Seagram Building di New York, progetto che l’artista decise in seguito di abbandonare. Negli anni Sessanta lavorò invece alle celebri tele destinate alla Rothko Chapel di Houston, uno spazio meditativo che oggi ospita quattordici suoi dipinti.
Gravemente malato negli ultimi anni di vita, Mark Rothko morì a New York nel 1970, lasciando un’eredità artistica che continua a influenzare profondamente la storia dell’arte contemporanea.
Un’esperienza da vivere a Firenze
La mostra “Rothko a Firenze” offre un’occasione straordinaria per scoprire da vicino l’opera di uno dei più grandi protagonisti dell’arte del Novecento e, allo stesso tempo, per esplorare il dialogo inatteso tra arte moderna e Rinascimento.
Attraverso le sale di Palazzo Strozzi e i luoghi simbolo della città che tanto affascinarono l’artista, il visitatore è invitato a vivere un viaggio che attraversa secoli di storia dell’arte — dimostrando come, a Firenze, il passato continui ancora oggi a ispirare nuove visioni creative.
