Firenze continua a sorprendere non solo per la grandezza del suo patrimonio storico, ma anche per la vitalità della sua scena contemporanea. Fino al 12 luglio, la città ospita Dis/Enchanted Interiors, la prima mostra istituzionale in Italia dell’artista Anna Perach, in un progetto realizzato da MAD Murate Art District in collaborazione con il Museo di Antropologia e Etnologia – Sistema Museale di Ateneo.
Curata da Veronica Caciolli e Valentina Gensini, la mostra invita il pubblico a immergersi in un universo in cui arte, memoria, migrazione, folklore e rappresentazione del femminile si intrecciano in una narrazione visiva al tempo stesso affascinante e inquieta.
Per chi desidera scoprire una Firenze meno scontata, più sperimentale e profondamente connessa ai linguaggi del presente, questa è una visita che merita di entrare nell’itinerario.
Un’artista tra scultura, performance e memoria culturale
Nata a Zaporizhzhia, nell’allora Unione Sovietica, nel 1985, e oggi residente a Londra, Anna Perach sviluppa una ricerca artistica che prende avvio dal folklore, dalla mitologia e dalle tradizioni narrative per esplorare temi come identità, migrazione culturale, stereotipi di genere ed eredità familiare.
Il suo lavoro si distingue per l’uso del tufting, tecnica tradizionalmente associata alla realizzazione di tappeti, che l’artista trasforma in sculture tessili di forte presenza visiva. Molte di queste opere abitano uno spazio intermedio tra oggetto, corpo e pelle, e acquistano una nuova dimensione quando vengono attivate attraverso la performance.
Il tappeto, in particolare, assume un ruolo simbolico centrale nella sua ricerca. Al tempo stesso elemento domestico e oggetto di spostamento, diventa un punto di partenza per riflettere su appartenenza, migrazione e memoria culturale.
Dis/Enchanted Interiors: incanto e inquietudine
Presentata tra il MAD Murate Art District e il Museo di Antropologia e Etnologia, la mostra propone un percorso che attraversa i temi principali della produzione di Anna Perach nell’ultimo decennio. Al tempo stesso retrospettiva ed esposizione site-specific, Dis/Enchanted Interiors indaga il colonialismo, l’esotismo, le tradizioni popolari e la costruzione del femminile attraverso opere che oscillano tra il familiare e il perturbante.
Lo stesso titolo suggerisce questa ambivalenza. Da un lato c’è la dimensione dell’incanto: il fascino degli oggetti tessili, delle narrazioni folkloriche, degli interni domestici e delle figure mitologiche. Dall’altro, c’è la rottura di quell’incanto, quando le stesse immagini rivelano rapporti di potere, violenza simbolica, controllo sul corpo e processi di esotizzazione culturale.
Le opere in evidenza
Tra i lavori presentati, Mother of Monsters prende spunto da un racconto di Guy de Maupassant, pubblicato nel 1883, per riflettere sulle forme di controllo e disciplinamento imposte al corpo femminile. L’opera ruota attorno alla figura del corsetto, che appare come un oggetto ambiguo: struttura di contenimento, protezione e oppressione allo stesso tempo, capace di comprimere il corpo e rendere visibile la tensione tra trasformazione, violenza e generazione.
Un’altra opera centrale della mostra è Alkonost, ispirata alla figura della donna-uccello della mitologia slava. Nella lettura di Perach, questo personaggio si trasforma da donna abbandonata e vulnerabile in una creatura ibrida, seducente e minacciosa. Il lavoro propone una riflessione sul femminile come forza di metamorfosi e resistenza, mettendo in discussione i ruoli tradizionalmente imposti alle donne all’interno di una logica patriarcale.
In Uncanny Valley, invece, l’artista presenta una serie di teste ricamate che evocano la processione macabra presente nell’immaginario di Baba Yaga, personaggio della tradizione russa. Il risultato è inquietante: figure che appaiono familiari e, al tempo stesso, estranee, rafforzando il legame tra memoria culturale, folklore e disagio visivo.
La mostra include anche Dismembered Venus, opera che dialoga con la frammentazione storica del corpo femminile. A partire da riferimenti archetipici e dalle cosiddette “veneri anatomiche” del XVIII secolo, Perach costruisce una riflessione su oggettificazione, dissezione e rappresentazione del femminile, mostrando il modo in cui il corpo della donna è stato, per secoli, osservato, controllato e ricostruito dallo sguardo maschile.
Una dimensione autobiografica al Museo di Antropologia
Uno dei nuclei più interessanti della mostra è il lavoro sviluppato da Anna Perach per il Museo di Antropologia e Etnologia, dove l’artista parte dalla propria storia familiare.
Figlia di emigrati dell’ex Unione Sovietica, Perach rievoca gli interni della casa in cui la sua famiglia ha vissuto nel sud di Israele dopo il crollo del regime comunista. In questo ambiente domestico convivevano carte da parati sontuose, tessuti ispirati alla tradizione francese e italiana, maschere africane e porcellane asiatiche, oggetti che, da una prospettiva sovietica, rappresentavano status, esotismo e l’idea di un Occidente lontano e desiderato.
Recuperando questo immaginario domestico, l’artista trasforma l’interno della casa in uno spazio di riflessione su identità, desiderio, memoria e costruzione culturale. È proprio in questa sovrapposizione tra sfera privata e storia collettiva che la mostra trova una delle sue dimensioni più ricche.
Quando la scultura diventa performance
La pratica di Anna Perach si estende anche alla performance, elemento essenziale per comprendere il suo lavoro. Molte delle sue sculture non sono soltanto oggetti da osservare, ma presenze che si attivano nello spazio, mettendo in relazione corpo, gesto e narrazione.
Per questo Dis/Enchanted Interiors non è soltanto una mostra da vedere, ma anche un’esperienza da attraversare: un percorso in cui la materia tessile, i simboli folklorici, i riferimenti mitologici e la dimensione corporea si uniscono per costruire un linguaggio visivo al tempo stesso delicato, straniante e profondamente espressivo.
Una Firenze oltre l’ovvio
Firenze è naturalmente la città del Rinascimento, dei grandi maestri e dei palazzi storici. Ma è anche una città che continua ad accogliere progetti capaci di mettere il passato in dialogo con questioni urgenti del presente.
Per gli ospiti dell’Antica Torre Tornabuoni, mostre come Dis/Enchanted Interiors rappresentano un’occasione per scoprire un lato meno prevedibile della città: una Firenze che, accanto alla propria eredità monumentale, si apre alla ricerca contemporanea, all’incontro tra arte e antropologia e a nuove riflessioni su identità, memoria e appartenenza.
Ed è forse proprio questo uno dei privilegi di vivere Firenze dal cuore del centro storico: passare dal lascito di secoli di arte e bellezza a esperienze culturali che continuano a rinnovare lo sguardo sulla città, per poi tornare al comfort di una dimora storica che, essa stessa, fa parte di questa storia.
Informazioni utili per visitare la mostra
Anna Perach. Dis/Enchanted Interiors
Quando: dal 14 maggio al 12 luglio 2026
MAD Murate Art District
Piazza delle Murate, Firenze
Da martedì a sabato, dalle 14:30 alle 19:30
Museo di Antropologia e Etnologia – Sistema Museale di Ateneo
Via del Proconsolo 12, Firenze
Da martedì a domenica, dalle 9:00 alle 17:00
